Carro nafta elettrico -  un sogno che si realizza

 

"Dedicato al nostro amico Mario Bicchierai."

"Senza il suo fondamentale contributo con contatti personali, documenti e fotografie sulla locomotiva della SNFT che più amava e desiderava, tutto questo non sarebbe stato possibile."

 

Durante la realizzazione dei moduli della nostra linea da Brescia a Edolo, ci siamo accorti che il materiale rotabile SNFT e LeNord di produzione commerciale era veramente poco

  • An 64 GT dal funzionamento non certamente all'altezza dei tempi

  • V 220 051 Roco

  • D345 Roco seppur con numeri di serie differenti

  • Carrozze Liliput e qualche carro merci di produzione Lima

a cui si aggiungeva qualche elaborazione su base commerciale di qualche nostro socio,

  • aln 668 su base lima

  • V202 ex DB su base Brawa

  • An 64 su base Rivarossi

Questi pochi mezzi, non bastavano certo a caratterizzare il parco veicoli della nostra ferrovia, ed inoltre si sentiva la mancanza di uno dei pezzi forti della trazione diesel che hanno caratterizzato gli ultimi 50 anni, il Carro nafta elettrico meglio conosciuto come Cne.

 

La locomotiva vera: un pò di storia

 

Questa locomotiva diesel-elettrica a 3 assi motori rodiggio C è stata costruita dalla Breda di Milano a partire dal 1961 al 1964 in sette esemplari (510 - 516), con una potenza di 400 kW e una velocità massima di 60 km/h. La loro entrata in servizio insieme con le 4 automotrici sempre Breda, simili alla serie 2400 FS, consentì la definitiva scomparsa della trazione a vapore sulla rete SNFT.

Era una macchina per servizi universali destinata a trainare in doppia trazione a comando multiplo i pesanti treni merci destinati alle industrie metallurgiche della Vallecamonica,

 

(foto M. Bicchierai)

 

oppure a trainare convogli viaggiatori composti dalle rimorchiate, sempre di produzione Breda consegnate nello stesso periodo.

 

(foto M. Bicchierai)

 

Per permettere un'agevole iscrizione nelle numerose curve della rete, ancora in gran parte dotata di un armamento leggero da 24 o 36 kg/m, venne dotata di una "trasmissione pendolare semplice" ideata dall' ingegnier Zaquini della stessa SNFT, che consentiva uno spostamento delle boccole di +/- 10 mm in curva, e quindi una minor aggressività del binario.

 

(foto L. Caceffo)

 

Visto il buon comportamento di queste locomotive e l'aumento del traffico ferroviario in conseguenza della crisi energetica dei primi anni 70, la SNFT ordinò alle Officine Reggiane altre 3 locomotive (517 - 519) , sempre con il medesimo progetto, che entrarono in servizio nel 1980.

 

(foto M. Bicchierai)

 

Queste ultime tre unità si distinguevano dalle prime per la mancanza dei nomi delle costellazioni che identificavano le locomotive 511 - Argo, 512 - Cigno, 513 - Drago, 514 - Leone, 515 - Orione e 516- Toro, e per la presenza di un motore Isotta Fraschini al posto del precedente Breda D26

Dopo un uso molto intenso, nel 1990 incominciarono ad essere accantonate le unità 511 e 514, destinate a fornire pezzi di ricambio alle unità ancora in servizio.

 

Nel 2010 risulta in servizio solo l'unità 517, ricolorata nei colori SNFT d'origine e destinata al traino dei treni speciali, mentre si possono vedere in deposito le unità 518 e 519. Risultano accantonate nel tronchino della vecchia linea per Brescia via Monterotondo l'unita 516 assieme ad altre unità della prima serie ormai pronte per la demolizione.

 

 (foto E. Sigismondi)

 

Il Modello

 

La mancanza di questa locomotiva così caratteristica della linea, spinse alcuni soci tra cui il compianto Mario Bicchierai, a sondare, presso varie aziende artigianali e non, la possibilità di una sua riproduzione in scala 1:87.

Purtroppo la quantità minima richiesta e gli alti costi di una produzione di questo tipo, limitata per giunta ad una locomotiva che non ha mai circolato all'esterno della provincia di Brescia, ci ha fatto nostro malgrado accantonare il progetto, nè pareva percorribile la strada di una realizzazione ex novo all'interno del Club per la mancanza di esperienza su un progetto così complesso.

Qualche volta però si verificano coincidenze inaspettate capaci di ribaltare anche le situazioni più disperate, nel nostro caso il congresso FIMF a Brescia e Iseo nel settembre 2007.

 

In quell'occasione abbiamo avuto la fortuna di trovarci alla stessa tavola e conoscere una coppia di modellisti milanesi, Giorgio Di Modica e sua moglie Irene, famosi per i numerosi articoli pubblicati su una rivista a tiratura nazionale e varie altre tra cui il bollettino FIMF. Immaginate il nostro stupore ed un pò d'invidia, nell'ascoltare tutte le loro spiegazioni sulla realizzazione dei loro modelli e plastici, esposte in modo talmente semplice e naturale da sembrare alla portata di tutti.

Ammaliati da tutti questi discorsi e forse anche dal vino che scorreva abbondante, partì l'azzardo: "non saresti disposto a farci il Cne?"

Al momento ricevemmo una laconica risposta del tipo "sto lavorando ad altri progetti, non ho molto tempo", facendoci allontanare ancora una volta il nostro sogno; forse vedendo il nostro sconforto, al termine di due giornate molto intense, ci lasciammo con un "mandatemi il materiale che avete così che possa valutare la cosa e poi vedremo!".

Chiaramente gli mandammo tutto il materiale di cui disponevamo; tutto tacque per alcune settimane, poi una mail di richiesta di fotografie sui dettagli della locomotiva riaccese di colpo le nostre speranze. Una visita in deposito ci consenti grazie alla disponibilità del personale LeNord, di effettuare tutti i rilievi e le fotografie necessarie.

Il progetto era finalmente partito!

Varie visite in quel di Milano, ci consentirono di ammirare gli splendidi modelli della collezione di Giorgio, riprodotti con le tecniche più disparate in una vita da modellista, e di ammirare i primi disegni al CAD di quella che era la nostra locomotiva.

Immaginatevi la nostra gioia quando ci chiamò per dirci che il progetto era pronto e che potevamo iniziare il montaggio.

Certo il montaggio!

Forse mi sono dimenticato di dirvi che il modello è tutto da costruire, qualche centinaio di pezzi (alcuni piccolissimi), in alpacca da 0,3 mm; per noi modellisti alla prima esperienza "quasi" una passeggiata; fortunatamente avevamo un maestro fuori dal comune su cui contare.

Eccoci quindi in un piccolo gruppetto sul treno che ci porterà presso la sua abitazione, per la prima lezione del corso di montaggio di un modello in metallo, tutti agitati come scolari al primo giorno di scuola.

Potete immaginarvi lo stupore quando abbiamo potuto vedere e prendere in mano il primo modello finito da lui realizzato come campione, e le nostre titubanze e preoccupazioni per un'esperienza per noi così nuova, ma grazie alla pazienza e incoraggiamenti del nostro "maestro modellista FIMF", piano piano e non senza fatica, abbiamo incominciato ad assemblare i vari pezzi

 

(foto L. Caceffo)

ed alla fine dopo varie giornate,

 

(foto G. Ronchi)

 

settimane, mesi,

 

(foto G. Tagliaferri)

 

 

e .......... compiti "a casa" a volte al limite dell'esaurimento nervoso,

 

(foto E. Abate)

 

siamo riusciti a vedere finalmente quasi finito il nostro modello.

 

(foto L. Caceffo)

 

Durante la fase di montaggio, ognuno di noi mano a mano che prendevamo dimestichezza, ha apportato piccole modifiche al progetto per caratterizzare la propria locomotiva, dalla sostituzione delle griglie chiuse con altre aperte, alla sostituzione del motore per permettere l'alloggiamento di un altoparlante per riprodurre il suono.

 

Un ulteriore scoglio da superare e stata la verniciatura, che ha impegnati quasi due mesi in tentativi per far aggrappare il colore al metallo che non ne voleva proprio sapere.

 

(Filmato E. Abate)

 

Per la verità anche la nostra esperienza con l'aerografo non era proprio così tanta, ma tentativo dopo tentativo e provando prodotti diversi

 

(Filmato E. Abate)

 

siamo riusciti ad ottenere dei risultati perlomeno accettabili.

 

(Filmato E. Abate)

 

Immaginate la nostra soddisfazione nel vedere questi modelli finiti: eravamo tutti alla prima esperienza e alcuni di noi erano alle prime armi con il saldatore, un bel traguardo direi!

 

(foto L. Caceffo)

 

Un grazie ancora ai nostri maestri, Giorgio ed Irene, che hanno saputo farci esprimere quello che avevamo dentro di noi.

 

Ora i nostri Cne aspettano solo di entrare in servizio sui nostri moduli alla prima occasione.

 

E poiché si dice che "l'appetito vien mangiando" e adesso ci siamo accorti che mancano le storiche le rimorchiate Breda che hanno condiviso con queste locomotive tanti km tra Brescia e Edolo:  ma questa sarà ,"forse", un'altra storia.

 

Qualche immagine di queste locomotive ambientate sui nostri moduli.

 

(Realizzazione E. Abate)

 

E per finire, in degna compagnia!

 

(Realizzazione E. Abate)

 

 

 

 

© lc 11/2010